Casa d’altri: dall’incontro su «Austerlitz» di W.G. Sebald

Austerlitz

Casa d'altri – «Austerlitz» di Sebald

 

di Marco De Laurentis

In una caligine perlacea le forme e i colori si dileguavano; non c’erano più né contrasti né gradazioni, solo passaggi fluidi, animati dalla luce, un unico insieme indistinto dal quale affioravano soltanto i fenomeni più fugaci, e stranamente – me ne ricordo assai bene – era stata proprio la fugacità di quei fenomeni a darmi allora come il senso dell’eterno.

 

Austerlitz, W.G. Sebald

Nel terzo incontro del gruppo di lettura «Casa d’altri» abbiamo discusso insieme ad Alessandro Gazoia di Austerlitz di W.G.Sebald, uno dei capolavori della narrativa europea contemporanea.

Prima di questo incontro mi ero già imbattuto nelle pagine di Austerlitz, ma non ero mai entrato fino in fondo nel cuore del libro, a causa delle numerose stratificazioni presenti nell’opera. Lo consideravo uno splendido romanzo, una versione sviluppata e ampliata dei temi già trattati ne Gli Emigrati, ma continuavo a preferirgli le passeggiate del pensiero, le digressioni storico-letterarie e le esplorazioni da flâneur de Gli anelli di Saturno. Grazie a «Casa d’altri» ho però compreso perché Austerlitz può dirsi già un classico del XXI secolo, una delle migliori allegorie mai scritte sull’Olocausto. Durante l’incontro abbiamo esaminato la vita dell’autore, i temi trattati, la stratificazione del romanzo e lo stile di scrittura.

Sebald morì il 14 dicembre 2001, a pochi mesi dalla pubblicazione del libro in Germania, si può quindi considerare Austerlitz il suo testamento letterario. Con il suo paese d’origine ebbe sempre un rapporto bellicoso: odiava “l’amnesia collettiva” della generazione dei suoi genitori (il padre era un militare nazista) riguardo gli orrori perpetuati dai nazisti e decise di ripudiare il proprio nome completo (Winfried Georg Maximilian), preferendo le due iniziali W.G. o Max, e di trasferirsi in Inghilterra subito dopo essersi laureato.

Jacques Austerlitz, il protagonista del libro, è un orfano ebreo nato a Praga che viene adottato e cresciuto da una fredda famiglia di calvinisti gallesi, simile alla famiglia anaffettiva descritta in Estinzione da un altro scrittore tedesco adorato da Sebald, Thomas Bernhard. Il tema cardine è la memoria, ma anche l’esilio, lo sradicamento e il dolore che esso provoca. Pietro Citati definiva così l’opera: «Come Thomas Bernhard, Sebald raccoglie il dolore del mondo; ma se Bernhard si abbandona all’ansia e all’isteria, qui  [in Austerlitz, ndr] il dolore rimane sempre sul punto di esplodere. L’esplosione, che non avviene mai, lo moltiplica all’infinito».

Le influenze nel libro richiamano altri grandi pensatori del Novecento, come Ludwig Wittgenstein (in maniera implicita ed esplicita nel testo), o Walter Benjamin. Di tutti i libri dello scrittore tedesco, Austerlitz è quello che più si avvicina alla forma di un romanzo vero e proprio, ma anche qui i confini tra letteratura e saggistica sono sfumati: «Il mio medium è la prosa, non il romanzo», afferma Sebald. L’autore, o meglio il narratore, è volutamente meditativo, e per ricostruire la memoria di Jacques Austerlitz lascia solo piccoli indizi, o frammenti, sparsi nel testo che rispunteranno anche centinaia di pagine dopo. Inoltre, le storie descritte nel libro spesso provengono dalla mente di altri personaggi, non c’è mai una sola voce narrante. Il discorso tra narratore e protagonista ha una durata di trent’anni, viene anche interrotto nel corso del tempo ma entrambi non perdono mai il filo conduttore che li lega. La memoria di Austerlitz riemerge in modo accidentale, episodico ma al tempo stesso è una memoria stratificata, messa assieme tassello per tassello, ricostruita a posteriori. Durante l’incontro ci sono stati diversi consigli di lettura che richiamano lo stile di Sebald: Le benevole di Littell per i temi trattati, Zona di Mathias Enard e Storie di Matilde di Giovanni Mariotti per la forma.

In tutto il libro non c’è mai una divisione in capitoli o in paragrafi; le fotografie sono gli unici intervalli nel testo. Lo stesso Sebald in un’intervista dichiarava: «la funzione delle fotografie è quella di arrestare il tempo. Le fotografie servono a questo, nei miei testi: portano fuori dal tempo, a una contemplazione più simile a quella delle arti visive, come davanti a un quadro in un museo». Fattore da non trascurare è la scelta di queste foto. Sono volutamente scurite attraverso varie stampe in fotocopia e spesso di bassa qualità, volte a dare un potere immaginifico, creando cartoline deteriorate e senza tempo. Come descritto nell’estratto all’inizio dell’articolo, Sebald gioca con luci e ombre, come se ammantasse l’intera storia in una fitta nebbia.

Altra questione scaturita nel dibattito è stata quella inerente alla critica della storia e dell’architettura europea. Ad esempio la storia ha inizio ad Anversa in Belgio, uno degli ultimi paesi simbolo della colonizzazione, con la scena del Nocturama (lo zoo di Anversa) che fa eco agli zoo umani durante la presenza belga in Africa: «Dichiarò allora – e io non l’ho mai dimenticato, disse Austerlitz – che gli animali rinchiusi e noi, il loro pubblico umano, ci guardiamo a vicenda à travers une brèche d’incompréhension».

L’arte è presentata come custode della memoria, ma anche forza distruttrice, come nel caso della biblioteca Mitterrand, simbolo di cultura che fa da contraltare a un luogo di barbarie, poco più in là infatti furono deportati migliaia di ebrei alla Gare d’Austerlitz. C’è poi la minuziosa descrizione della fortezza di Breendonk, dove fu brutalmente torturato Jean Améry, che fa tornare in mente Il castello di Franz Kafka.

Narratore e protagonista si incontrano spesso in stazione, classico nonluogo che richiama il tema dello smarrimento, e la descrizione dell’orologio al centro della stazione di Anversa diviene emblema del tempo e del destino.

Banalizzando, Austerlitz può essere considerato come un giallo, una caccia al tesoro metafisica che ha come scopo ricostruire l’identità smarrita del protagonista, ma anche quella collettiva, di una nazione o meglio, dell’Europa intera. Con il suo stile narrativo e il suo particolare utilizzo delle immagini, i libri di Sebald si sforzano di conservare, come un archivio, frammenti di queste storie che altrimenti sarebbero state dimenticate. Austerlitz affronta la sfida di mettere in ordine il passato attraverso questo doloroso pellegrinaggio, osa ricordare tutti i singoli ricordi con un incredibile lavoro di accumulo fino a arrivare a influenzare l’interpretazione del tutto. Per Sebald ciò che ricordiamo, ciò che scegliamo di ricordare, ci rende ciò che siamo.

 

Marco De Laurentis è ufficio stampa e social media manager, ha lavorato in case editrici come Voland e 66thand2nd. Attualmente è caporedattore della rivista letteraria Altri Animali.

Casa d’altri è il gruppo di lettura di minimum fax dedicato ai libri pubblicati dalle altre case editrici. Qui trovi i dettagli sull’appuntamento di novembre dedicato a Leonardo Sciascia.

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