Il fattore umano nella storia dell’editoria italiana: la lezione aperta di Fabio Stassi

Il fattore umano nella storia dell’editoria italiana: la lezione aperta di Fabio Stassi

di Lorenzo Foddai

Col suo inconfondibile approccio spontaneo e sincero alla didattica, Fabio Stassi ha ripercorso in una lezione aperta, la storia dell’editoria italiana dell’ultimo secolo attraverso le case editrici, le collane e gli editori che hanno fatto la storia della letteratura, tracciando un quadro ricco e chiaro che in un certo modo rappresenta anche la storia del nostro paese nel Novecento.

Sin dall’inizio di questo suo racconto Stassi fa capire come nel campo dell’editoria sia fondamentale il fattore umano e la storia che racconta ne è la concreta dimostrazione. La lezione è infatti comincia con il racconto della vittoria al Premio Campiello del libro edito da minimum fax Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio scritto da Remo Rapino.
L’intensità di questo evento la ritroviamo in quel fattore umano che è stato l’elemento fondamentale dell’incontro folgorante tra Stassi con Rapino e il suo personaggio Liborio. È proprio questo sentire così forte che ha spinto Stassi, editor di questo libro, a credere fino in fondo nella originalità e nella umanità del testo, anche a discapito dei primi insuccessi inziali. La grande soddisfazione professionale ottenuta dall’editor è pari all’ emozione vissuta dall’uomo nel rapporto con lo scrittore.

Allo stesso tempo questa vittoria al Campiello rappresenta un evento singolare nel panorama editoriale, perché erano 28 anni che un piccolo editore indipendente non vinceva quel premio. E questa vittoria è ancora più preziosa se si considera che un piccolo editore indipendente è una realtà che non fa parte di quel ristrettissimo gruppo di 2 o 3 colossi dell’editoria che oggi in Italia controllano circa l’80% del mercato in termini di vendite di libri, ma anche in termini di librerie possedute, catene di distribuzione gestite, pagine dei giornali controllate.

Ed è proprio dal racconto di questo evento che inizia il viaggio di Stassi nella storia dell’editoria, con un occhio speciale sempre rivolto all’editoria indipendente. Stassi porta subito a riflettere sulla rivoluzione che ha caratterizzato questo settore negli ultimi 50 anni. Con un po’ di numeri alla mano, arriva a tracciare in maniera tangibile la dimensione di quanto siano cambiate le dinamiche. Negli anni 70 infatti in Italia si pubblicavano orientativamente 15.000 novità (cioè nuovi titoli) l’anno mentre dati recenti dicono che nel 2018 ne sono stati pubblicate addirittura 75.000. Ma il vero paradosso è che a un’impennata di volumi pubblicati così paurosa non corrisponde un uguale aumento di lettori, anzi oggi il numero di appassionati alla lettura è drasticamente diminuito.

Alla luce di ciò appare evidente che i grandi gruppi che hanno a disposizione potenti mezzi e risorse economiche consistenti, possono investire agevolmente nella pubblicazione e promozione di moltissimi testi e volumi all’anno, potendosi permettere anche qualche flop. L’editore indipendente invece ha mezzi molto più limitati, deve essere molto oculato negli investimenti e soprattutto può pagare a carissimo prezzo scelte sbagliate.
Come ha dimostrato però il caso di Bonfiglio Liborio la vera salvezza per l’editoria indipendente è che può ancora contare sull’unica inestimabile e incontaminata risorsa che nessuna dinamica di profitto o interesse può intaccare: il passaparola tra i lettori, vero motore assolutamente libero e democratico della letteratura che conferisce fascino e imprevedibilità a tutto il mondo dell’editoria.

A questo punto Stassi fa notare anche quanto sia importante conoscere la geografia dell’editoria italiana. Nel corso della storia essa ha avuto il suo fulcro principale di sviluppo a Milano, dove si concentrava, soprattutto nel corso del secolo scorso, lo sviluppo industriale del paese, proprio perché anche l’editoria era ed è industria ed imprenditoria.
E anche in questo caso ritroviamo il fattore umano come elemento fondamentale per creare degli scenari nuovi e rilanciare nuove avventure editoriali in altre zone d’Italia. È infatti grazie all’inventiva e all’intraprendenza di singoli che nascono iniziative di vario genere tra cui, verso la metà degli anni 90, a Roma, quella che porta all’avvio dell’attività di minimum fax.

E questa è una storia particolarissima che racconta come i fondatori, Daniele Di Gennaro e Marco Cassini, siano riusciti a mettere in piedi una casa editrice, partendo dalla creazione di una rivista letteraria trasmessa via fax. Grazie a idee originali, come quella di convincere Umberto Eco a rilasciare un’intervista esclusiva, e a contributi fondamentali, come quelli a firma di personaggi di rilievo come Alberto Arbasino e Goffredo Fofi, hanno fatto decollare la loro rivista. Poi, con lo stesso spirito, si sono gettati a capofitto nell’avventura editoriale, pubblicando il primo libro, Scrivere è un Tic di Francesco Piccolo, e trovando la svolta quando hanno acquisito all’asta i diritti editoriali per la pubblicazione di Raymond Carver. E anche quest’ultimo evento è figlio del fattore umano, dell’intuizione giusta al momento giusto. L’asta viene vinta perché la proposta di minimum fax è la più convincente per valorizzare l’opera dell’autore: la casa editrice si impegna infatti a dedicargli un’intera collana e la vedova di Carver (che controllava i diritti dell’opera del marito) apprezza moltissimo l’originalità dell’idea.

Accanto a quella di minimum fax, il panorama editoriale italiano presenta altre affascinanti storie, legate a personaggi dal pensiero eletto che, non come intellettuali, ma piuttosto come veri e propri uomini di lettere, sono stati letterati-editori e hanno dato un impulso fondamentale allo sviluppo dell’editoria in Italia.
Come non pensare infatti a personaggi come Luigi Rusca che, pur non essendo uno scrittore era comunque un fine letterato che ha inventato il genere giallo in Italia e dato vita alla BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, per rendere la cultura e la lettura dei classici accessibile a tutti.

Ma anche Elio Vittorini, grande scrittore ma soprattutto pilastro della nostra editoria, direttore di Einaudi, per conto della quale a metà degli anni 50 ha inventato la collana I Gettoni. Oppure Italo Calvino la cui collaborazione con Einaudi (inizialmente addirittura come responsabile ufficio stampa) ha consentito alla casa editrice di arrivare tra i massimi esponenti nazionali. O ancora Giorgio Manganelli preziosissimo consulente di Adelphi, senza dimenticare un’altra grandissima figura come quella di Giacomo Debenedetti, uno dei più grandi critici italiani del Novecento, cofondatore della casa editrice Il Saggiatore.

Ed infine Enzo Sellerio ed Elvira Giorgianni che danno vita a Sellerio Editore a Palermo nel 1969, con una storia che segna la profonda testimonianza di come l’editoria sia un viaggio di condivisione e scambio. La fortuna della casa editrice infatti, oltre alle capacità di un uomo come Enzo Sellerio, scrittore e fotografo di grande sensibilità, si deve all’intuizione di coinvolgere nella propria impresa un personaggio straordinario come Leonardo Sciascia. Questo connubio, accompagnato dalla estrema delicatezza di Elvira Giorgianni, ha consentito alla casa editrice di sbocciare conservando una sua inconfondibile identità, non solo grafica (i libri della Sellerio sono riconoscibili ovunque) ma soprattutto a livello di contenuti che l’editore vuole veicolare a un pubblico ampio, affinché, come disse Elvira Giorgianni, il libro sia accessibile a tutti, con prezzo basso e calmierato.

La portata di questi personaggi, la loro ampiezza di vedute e il loro pensiero senza confini danno una dimensione di quanto il linguaggio dell’editoria debba essere cosmopolita e universale, destinato a tutti, fruibile da tutti. È per questo che la grande forza dell’editoria e della letteratura sta nel fatto che un editore può intervenire sul presente con la possibilità, quasi il potere, di influire sulla spinta culturale del proprio periodo e di fornire il proprio contributo al superamento di quelle dimensioni personali e individuali che ingrigiscono e limitano la nostra epoca moderna.

Lorenzo Foddai, di formazione prevalentemente tecnico-scientifica, ha da sempre coltivato una grande passione per la fotografia e la letteratura, vivendo il fascino del mondo dei libri sin dall’adolescenza. Ha coronato questo sogno frequentando il percorso di formazione in editoria di minimum lab ed ora coltiva l’ambizione di aprire una piccola casa editrice.

[L’immagine di copertina è di Lorenzo Foddai]

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