In & Out: il bello e il brutto nel lavoro del direttore commerciale – parte prima

In & Out: il bello e il brutto nel lavoro del direttore commerciale – parte prima

 

Quello del commerciale è uno dei ruoli editoriali meno conosciuti e che quindi, erroneamente, suscita meno fascinazione. In realtà è un ruolo estremamente creativo e dinamico ad alto impatto relazionale. Per questo abbiamo pensato di dedicare all’argomento due post invece di uno solo, affidandoci al racconto di due direttrici commerciali.
Cominciamo con Maura  Romeo di minimum fax.

Il bello dell’essere il responsabile commerciale di una casa editrice è principalmente racchiuso in quella spinta continua ad affinare il proprio intuito attraverso previsioni, visioni, informazioni e lettura dei dati. I numeri raccontano storie passate, presenti e future, basta saperli leggere e interpretare. L’altro aspetto altrettanto bello è quello delle relazioni sia all’interno della casa editrice con tutti i colleghi (in una casa editrice di dimensioni contenute poi il confine tra colleghi e amici è veramente sottile) che con gli altri attori della filiera: promotori, distributori, buyer, tipografi, librai, magazzinieri….
Fine del romanticismo.

La verità è che l’ufficio commerciale è una palestra di pugilato, un campo di addestramento per marines, è tutto un tiraspingilanciaprendisaltascappalasciaurlastrappa e difficilmente le cose hanno una sola natura ma quasi sempre sono contemporaneamente buone e cattive, per parafrasare la rubrica sono sia In che Out a seconda dell’occasione. Io stessa, per esempio, a volte porto buone notizie ma allo stesso tempo un po’ uccello del malaugurio, invitando sempre alla prudenza e spegnendo gli entusiasmi. O ancora, capita spensieratamente di andare a cena (o ballare alla nostra mitica festa a Torino) con un/a buyer o agente e divertirsi moltissimo per poi intavolare una spietata guerra all’ultimo punto percentuale in occasione di qualche trattativa.

Per andare ancora più nello specifico ecco qualche esempio di cose ritenute univocamente In o Out ma che hanno una doppia natura:

Esplosione di un caso editoriale: percezione esterna assolutamente In. Eppure è un evento che nasconde delle insidie, bisogna essere pronti a far fronte a un titolo che esplode senza grandi previsioni per evitare di andare in rottura di stock (soprattutto in momenti topici come l’estate e le vacanze natalizie) e quindi non soddisfare il fabbisogno del mercato e le richiesta dei lettori, con conseguente perdita di fatturato e credibilità. Out.

Rese: percezione esterna assolutamente Out. Eppure le rese sono uno strumento fondamentale per comprendere quanto è sana una casa editrice. Un indice di reso troppo alto indica, tra le altre cose, che l’immissione di prodotto è stata smisurata rispetto alla capacità di assorbimento del mercato. Quando è troppo basso è l’esatto opposto ovvero si è immesso troppo poco rispetto alla potenzialità e alla richiesta di quel determinato prodotto. The truth is definitely somewhere in between. In.

Infine, una confessione, un personalissimo In&Out:

Quando un titolo va bene ci si sente orgogliosi dell’ottimo lavoro di gruppo. In.
Quando invece va male ci si sente in qualche modo, anzi in molti modi, direttamente responsabili. Grande, grandissimo Out.

Maura Romeo è, insieme con Marco Ghezzi, docente del nostro corso di Commerciale: i numeri prima delle lettere. In foto c’è la sua postazione di lavoro casalinga, invasa dai giochi di un piccolo, delizioso, tiranno, e dove si respira tanta aria buona.
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