In & Out: il bello e il brutto nel lavoro del social media manager

In & Out: il bello e il brutto nel lavoro del social media manager

 

 

Un social media manager in piena attività viene quasi sempre scambiato per una persona distratta e poco educatamente assorbita dal suo smartphone. Eppure, se si isola dalla conversazione per scattare l’ennesima foto o digitare furiosamente sullo schermo illuminato, non cincischia: sta lavorando.

Da quasi otto anni Valentina Aversano prova a raccontare i libri e i progetti culturali di minimum fax con immagini e parole efficaci, interessanti, vive: fare la social media manager di una casa editrice indipendente, sempre impegnata su fronti diversi, è una palestra continua.

Tre cose che ama del suo lavoro:

studiare e non smettere di farsi domande: non esistono formule magiche per lavorare con i social, servono occhi aperti e curiosità sempre accesa;

– quel clic che scatta dentro quando si trova l’angolazione giusta per presentare un libro e accompagnare chi ti segue in un immaginario sempre diverso;

– ascoltare, dialogare, creare reti e relazioni, soprattutto quando nascono online per poi diventare chiacchiere e scambi alle fiere, in libreria, ai festival.

Tre cose che proprio non sopporta:

chi pensa ancora che questa non sia una professione vera e propria: non basta essere iscritti a una piattaforma per sapere come raccontare un marchio o un prodotto;

chi crea contenuti in modo meccanico, senza parlare davvero alle persone;

quando non si riesce a staccare davvero: a volte sarebbe bello poter mettere in modalità aereo anche i pensieri.

 

Per Luca Pantarotto di NN Editore il social media manager in editoria è una figura professionale che sta più o meno al centro di tutto. Ha a che fare con chi i libri li scrive e con chi li lavora, con chi li vende e con chi li legge, senza contare le piattaforme con cui lavora. Un mondo molto variegato, che presenta anche qualche pericolo:

Il Contenuto Virale: l’incubo che aleggia per tutti i social, un non-contenuto che infesta con il suo miraggio le riunioni di pianificazione editoriale per attirare gli sventurati social media manager nei gorghi dell’ossessione e perderli per sempre.

Il Nuovo Social Definitivo: ce n’è uno più o meno ogni anno, promette di rivoluzionare tutto e in genere sparisce presto nel nulla da cui proviene. La regola è: prima valutare, poi provare.

Lo Spam: tag su Facebook, tag su Twitter, tag su Instagram, tag ai profili personali dello staff della casa editrice, all’autore, al tipografo, al cugino del corriere che porta il libro nelle librerie… Ehi, ok, l’ho vista la tua recensione.

Per fortuna nel periglioso mare della rete si incontrano anche aiuti preziosi. Per esempio:
I colleghi della propria casa editrice: lavorare con i social media significa stare a contatto con tutte le fasi della vita di un libro, dalla nascita alla distribuzione, perciò la comunicazione interna è fondamentale, fornisce contenuti e obiettivi (e soprattutto allontana la noia).

I colleghi di altre case editrici: nessun social media manager è un’isola; crearsi una nicchia di colleghi, ristretta e competente, con cui confrontarsi e scambiarsi opinioni è un buon modo per non navigare a vista.

La voglia di aggiornarsi sempre: la rete è una dimensione che cambia continuamente. Cambiano i linguaggi, il pubblico, il modo in cui funziona e quelli in cui le persone la abitano e la vivono; tenersi sempre al passo è l’unico modo per sopravvivere.

 

 

Valentina Aversano e Luca Pantarotto sono i docenti del nostro corso di comunicazione dedicato agli strumenti del web. Qui sotto i dettagli delle loro postazioni di lavoro.  Il loro strumento di lavoro principale, lo smartphone, è un assente giustificato.

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Qui trovi tutte le “puntate” di In&Out: il bello e il brutto del lavoro editoriale »

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