Percorsi editoriali: intervista a Gaja Cenciarelli

Il silenzio, la solitudine, il dizionario e Internet: la traduzione per Gaja Cenciarelli

Una nuova intervista della rubrica percorsi editoriali: questa volta è Gaja Cenciarelli che ci racconta il lavoro di traduzione, in attesa che torni il nostro laboratorio di traduzione letteraria.

Nella pratica, com’è che si diventa traduttori? Lo abbiamo chiesto a Gaja Cenciarelli, che ha appena tradotto per minimum fax La saggezza nel sangue di Flannery O’Connor. Siamo partite dai suoi primi passi per arrivare fino ai momenti (e ai libri) più importanti della sua carriera, passando per gli strumenti indispensabili della professione. E non ci siamo certo dimenticate di chiederle qualche consiglio per aspiranti traduttori.


a cura di Sara Tuveri

  • Che cosa ha fatto sbocciare il tuo amore verso il mondo della traduzione? Cosa ti ha fatto pensare di poter fare questo lavoro, di volerci provare?

Molto sinceramente: tradurre era (è) la «cosa» più vicina alla scrittura che esista, dunque è stato praticamente automatico. Ma ricordo che l’amore, la curiosità, il desiderio (poi archiviato, poi rinato) di diventare traduttrice di libri nacque leggendo Salem’s Lot di Stephen King. E, in generale, tutta l’opera del Re: mi dicevo «Se fossi la traduttrice, leggerei per prima il suo romanzo. Che privilegio!»

  • Qual è stata la tua prima traduzione e tramite quale percorso ti è arrivata?

È stata Emerald Underground di Michael Collins. Collaboravo per altri motivi con Manifestolibri, e mi chiesero di tradurre questo romanzo.

  • Quale o quali libri tra quelli che hai tradotto ti sono rimasti di più nel cuore e perché?

In assoluto Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor e Fantasie di stupro di Margaret Atwood. Il motivo è evidente: sono due capolavori, e le autrici sono sempre state le scrittrici della mia vita. Mai avrei pensato di poterle tradurre.

  • Qual è stato l’incontro o l’evento più bello a cui hai partecipato in veste di traduttrice, e che ti ha fatto pensare «Faccio proprio un lavoro meraviglioso»?

Quando mi hanno invitato all’Università di Cork, nel 2014, per parlare di traduzione.

  • Da pochissimo è arrivato in libreria il primo romanzo di Flannery O’Connor La saggezza nel sangue. Prima ancora sono usciti Il cielo è dei violenti e Un brav’uomo è difficile da trovare, rispettivamente un romanzo e una raccolta di racconti. Ecco, come cambia il metodo traduttivo fra la forma breve e il romanzo?

Non cambia. La traduzione è traduzione, che si tratti di un racconto o di un romanzo. Non cambio metodo, se cambia la forma.

  • Come ti sei relazionata con i testi già tradotti di Flannery O’Connor in vista del tuo compito di ritradurli?

Non li ho mai consultati, né prima, né dopo, né soprattutto durante.

  • Come stai lavorando alla resa della lingua particolare dell’autrice? Oltre al testo originale, c’è qualche altra lettura – per esempio biografie – che ti ha aiutato a entrare meglio nel suo sguardo?

No. Sono «semplicemente» sprofondata in lei e mi sono lasciata «attraversare». Conoscevo già la O’Connor, avevo già letto tutto di lei (mi riferisco alla saggistica).

  • Qual è il tuo approccio pratico alla traduzione? Per esempio scrivi molte stesure che poi auto-revisioni, oppure cerchi di essere il più precisa possibile fin da subito?

No, faccio tre stesure. La prima, velocissima. La seconda: per chiarire i dubbi che ho lasciato indietro nella prima. La terza, quando rileggo tutto cercando di distaccarmi, come se stessi leggendo un libro già stampato e che non conosco.

  • Quali sono i tuoi strumenti indispensabili quando traduci?

Il silenzio, la solitudine, il dizionario e Internet.

E qualche sigaretta.

  • Hai tradotto per grandi gruppi editoriali come per piccole case editrici, ci sono differenze nelle due atmosfere o nella pratica di lavoro?

Nessuna differenza, anzi, stessa disponibilità, stessa gentilezza, stessa competenza. Non sempre stessa puntualità nei pagamenti (i grandi gruppi editoriali tendono a essere più puntuali).

  • Cosa consigli a un aspirante traduttore per intraprendere la carriera? All’inizio non è semplice farsi notare dalle case editrici, presentare una proposta di traduzione può essere uno strumento utile?

Seguire corsi di traduzioni (ma corsi seri, selezionati), e poi tradurre, tradurre e tradurre.

Sinceramente non so quanto presentare una proposta di traduzione sia utile: forse con le piccole case editrici si hanno più possibilità di essere presi in considerazione, ma la prova di traduzione dev’essere accompagnata da una proposta di pubblicazione che spieghi perché quella casa editrice dovrebbe tradurre quel libro.

  • Qual è secondo te il valore più importante a cui un traduttore deve guardare come punto di riferimento?

Se mi parli di valori, io intendo qualcosa che ha che fare con l’umanità e non con la professionalità.

Quindi direi la limpidezza e la caparbietà. Chiunque può sbagliare, ma se si hanno forza e talento, tutto si può recuperare. Fondamentalmente essere una brava persona aiuta anche a tradurre.


Gaja Cenciarelli è traduttrice, scrittrice e insegnante. Esperta in letteratura anglo-irlandese, ha tradotto grandi nomi come Margaret Atwood, Flannery O’Connor, Robert Nathan e Brendan O’Carroll. Tra i suoi libri come autrice ricordiamo Sangue del suo sangue (Nottetempo) e La nuda verità (Marsilio). Collabora con diverse riviste letterarie tra cui Linus e Nuovi Argomenti. Al momento si sta occupando della ritraduzione dell’opera completa di Flannery O’Connor per minimum fax. Da poco è approdato in libreria il primo romanzo di O’Connor La saggezza nel sangue.

Sara Tuveri si è laureata in Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa a Torino; ha lavorato e vissuto a Malta, da qualche anno è tornata in Italia, dove ha frequentato il percorso di formazione in editoria di minimum lab. È fra i traduttori dell’ultimo numero di Freeman’s, Amore (Edizioni Black Coffee).

La foto è presa da: Fondazione Bellonci.

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