L’editoria italiana nel cuore del Novecento: la lezione aperta di Gabriele Sabatini

L'editoria italiana nel cuore del Novecento: la lezione aperta di Gabriele Sabatini

di Alessia Quartarone

La prima delle tre lezioni aperte che introducono al percorso di formazione in editoria 2021/2022 è stata tenuta da Gabriele Sabatini, editor di Carocci editore.
L’obiettivo della lezione è stato quello di ripercorrere la storia dell’editoria italiana nel Novecento, in particolare abbracciando quell’intervallo di tempo che va dagli anni Venti agli anni Sessanta del secolo scorso.

Gli anni Venti sono anni inquieti, in cui l’Italia non riesce a risollevarsi dai disastri della guerra appena terminata, anni di trasformazioni sociali e culturali che fanno da sfondo all’inesorabile avanzata del fascismo. Ma sono anche gli anni in cui maturano o si formano alcune delle personalità più influenti del panorama editoriale italiano, come Leo Longanesi, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Dino Buzzati, Aldo Garzanti, ma anche i più giovani Italo Calvino e Giangiacomo Feltrinelli.
Uno degli obiettivi del regime fascista è quello di esercitare un’ingerenza nell’intero universo culturale per produrre consenso, dunque l’editoria rappresenta un potenziale ponte di collegamento tra il potere e le masse. Così il regime cerca di incidere sulla filiera editoriale attraverso forme di intervento statale come, per esempio, l’acquisto massiccio di volumi per le biblioteche o la promozione di fiere. La prima Festa Nazionale del Libro è nel maggio del 1927 e testimonia l’importanza che il libro italiano inizia ad assumere anche in quanto mezzo di diffusione di un’identità culturale da difendere.
È negli anni Trenta che Mondadori, sotto la guida del condirettore generale Luigi Rusca, inaugura delle collane che prendono il nome dal colore delle copertine dei libri, famosissima quella dei polizieschi dal colore giallo, usato successivamente per designare nel nostro paese il genere tout court.

In che modo il regime influenza l’attività editoriale?

Il mercato editoriale italiano degli anni Trenta è caratterizzato da una massiccia importazione di testi stranieri e i traduttori sono costretti a operare dentro i confini della censura imposti dal regime, ad esempio evitando riferimenti a tematiche che potessero rivelarsi scomode per l’immagine del paese.  Ma è a partire dal 1936 e poi ancor di più con l’introduzione delle leggi razziali nel 1938 che la censura editoriale si inasprisce. Il fascismo consacra definitivamente la sua natura totalitaria e l’ideologia fondata sulla purezza della razza arriva a contagiare anche la cultura e la letteratura. A difesa della autenticità della lingua italiana, già a partire dagli anni Venti fu portata avanti una politica di autarchia linguistica tesa a evitare l’introduzione di forestierismi: nella letteratura sportiva, ad esempio, si preferisce usare la parola autorete piuttosto che autogol. Alcuni dei neologismi nati per osteggiare la contaminazione della lingua sopravvivono ancora adesso. Curiosa è la storia della parola tramezzino, coniata da Gabriele D’Annunzio pensando a uno spuntino da consumarsi tra due pasti principali. La leggenda vuole che l’idea abbia preso forma al Caffè Mulassano, ancora attivo a Torino.

Un altro dibattito del tempo verte sull’uso del pronome allocutivo Lei: si riteneva che questa consuetudine formale fosse eredità delle passate dominazioni straniere, per questo si preferiva sostituirla con il Voi. Proprio questo dibattito è al centro di uno scambio epistolare tra Buzzati e l’amico Arturo Brambilla, al quale aveva affidato la correzione di bozze de Il deserto dei Tartari. Il titolo che l’autore bellunese aveva pensato per il suo capolavoro era, in realtà, La fortezza, ma Longanesi lo giudica eccessivamente militaresco nell’Italia ancora dichiaratamente neutrale. Il deserto dei tartari esce, infatti, il 9 giugno 1940, il giorno prima dell’annuncio di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia dell’entrata in guerra dell’Italia.

Presto la censura diventa esclusione, discriminazione, e gli editori italiani dichiarano di non pubblicare autori ebrei che sono costretti ad adottare pseudonimi per le proprie opere.
È il caso di Natalia Ginzburg, che pubblica con il nome di Alessandra Tornimparte il suo libro d’esordio La strada che va in città, ma anche di Giorgio Bassani che firma Una città di pianura con lo pseudonimo di Giacomo Marchi.
A fare le spese delle leggi razziali non sono solo gli scrittori, ma anche alcuni marchi editoriali. Sabatini indugia su un caso particolarmente emblematico, quello di Angelo Fortunato Formiggini, ebreo modenese, fondatore dell’omonima casa editrice, che si gettò dalla torre Ghirlandina di Modena come gesto di disperata protesta contro la promulgazione delle leggi del 1938. Non che Formiggini fosse uno strenuo oppositore di Mussolini, ma rappresenta anche uno di quegli ebrei non antifascisti traditi dal fascismo. Vicende simili coinvolgono anche editori che avevano operato attivamente nel corso dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Fratelli Treves, nonostante il catalogo di prim’ordine, chiude nel 1939.

Letterati italiani contro il regime

Sono tuttavia numerose le personalità che in questi anni conducono un’attività di resistenza culturale. Sabatini ricorda il contributo dato da Piero Gobetti nella battaglia antifascista. Fondatore e direttore di alcune importanti riviste (basti ricordare La rivoluzione liberale), lega il suo nome a quello di Antonio Gramsci come critico per L’Ordine Nuovo. Gobetti è anche punto di riferimento intellettuale di Giustizia e libertà, movimento clandestino guidato da Carlo Rosselli, nel quale operano anche alcuni nomi destinati a diventare lo stato maggiore della futura Einaudi. A quella cellula torinese di Giustizia e libertà collabora anche Cesare Pavese, di cui si ricordano non soltanto le prestigiose opere letterarie, ma anche il fondamentale contributo al mondo dell’editoria. Pavese è incaricato di dirigere I Narratori Contemporanei, prima collana in cui compare la narrativa italiana contemporanea in casa Einaudi e antesignana dei Coralli. Pavese, però, ha altri progetti per sé stesso e decide di dedicarsi allo sviluppo della cosiddetta collana viola, dal taglio antropologico ed etnologico nella quale esordisce Ernesto de Martino con Il Mondo Magico. Pavese è entusiasta di questo cambiamento che gli permette di dedicarsi a quelle che definisce «nefandezze totemiche e ancestrali».

La svolta degli anni Cinquanta

All’alba degli anni Cinquanta, quando I Narratori Contemporanei ha già lasciato il posto alla più fortunata collana I Coralli e ai Supercoralli, Elio Vittorini ha l’intuizione di fondare una nuova collana, I Gettoni, dedicata alla scoperta di nuove proposte, con prezzi di copertina più economici rispetto ai Coralli.
In effetti, il tessuto sociale italiano sta conoscendo una progressiva alfabetizzazione e gli acquirenti di libri sono sempre di più, per questo vendere libri a prezzi più competitivi si rivela vantaggioso non solo per gli editori, ma anche per i cittadini che possono iniziare a realizzare piccole biblioteche domestiche con cifre modeste. Una rivoluzione in questo senso è stata la creazione della BUR (1949) in casa Rizzoli, la collana è economica e consta di un’ampia selezione di classici della letteratura.
I risultati di questi cambiamenti si concretizzano nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando la pubblicazione di libri aumenta del 40%. In questa fortunata congiuntura, le case editrici proliferano e gli autori iniziano a ottenere compensi economici maggiori. È in questi anni che il mercato editoriale vede fiorire realtà come Il Saggiatore (1958), Marsilio Editori (1961) e Adelphi (1962).
Nel 1965, sulla scorta dell’esperienza di Rizzoli e di altre collane economiche, escono gli Oscar Mondadori: un’altra rivoluzione. L’innovazione non risiede tanto nella scelta dei titoli, quanto nel fatto di essere distribuiti in edicola raggiungendo anche i paesi più remoti della penisola.
Da qui a poco, i ragazzi e le ragazze con le corone di fiori e le chitarre in spalla avrebbero fatto il loro ingresso nelle piazze di mezzo mondo inaugurando una nuova stagione di cambiamenti, ma questa è un’altra storia.

Un approfondimento su questo intreccio di vicende e personaggi nei libri:

Alessia Quartarone, laureata in scienze politiche e in comunicazione pubblicitaria, ama la letteratura e la scrittura e ha frequentato il percorso di formazione in editoria di minimum lab.

Comments are closed.
Prossimi corsi

  1. Editing | Il lavoro sul testo e con l’autore

    6 Novembre @ 10:30 - 7 Novembre @ 16:30
  2. Redazione | Come funziona una redazione

    13 Novembre @ 10:30 - 14 Novembre @ 16:30
  3. Traduzione | Il mestiere del traduttore

    27 Novembre @ 10:30 - 28 Novembre @ 16:30
  4. Redazione | Correzione bozze

    27 Novembre @ 10:30 - 28 Novembre @ 16:30
  5. Traduzione | Traduzione letteraria dall’inglese

    11 Dicembre @ 10:30 - 12 Dicembre @ 16:30