I sette gradi di separazione del libro: la lezione aperta di Maura Romeo

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I sette gradi di separazione del libro: la lezione aperta di Maura Romeo

Per inaugurare l’edizione 2021/2022 del percorso di formazione in editoria, si sono tenute tre lezioni aperte per introdurre i temi che verranno affrontati poi durante l’anno. Questo è il racconto del secondo di questi incontri, tenuto da Maura Romeo – direttrice commerciale di minimum fax, fondatrice di Quinto Quarto edizioni e docente dei moduli dell’area commerciale e marketing – sulla filiera editoriale e sulla storia che sta dietro ogni libro, una storia fatta di numeri e di scelte ponderate.

di Carmela Fabbricatore

Con un volume d’affari di circa tre miliardi di euro[1], l’editoria italiana è la quarta editoria in Europa e la prima industria culturale in Italia. Non deve dunque sorprendere che quando si parla di libri i numeri assumano più importanza delle lettere ed entrino a gamba tesa in ogni fase della loro realizzazione. Lo precisa fin da subito Maura Romeo, direttrice commerciale di minimum fax, in una una partecipatissima lezione aperta incentrata sulla filiera editoriale. E aggiunge che, dietro l’idea romantica di editoria, si cela un mondo fatto di cifre e conti economici, dove excel è il tuo migliore amico.

Ogni casa editrice è prima di tutto un’impresa, intesa come organizzazione di beni e di persone il cui obiettivo ultimo è perseguire l’equilibrio economico-finanziario. Il libro è, però, un prodotto unico nel suo genere: un oggetto fisico dal fascino irresistibile, il cui contenuto immateriale è in grado di creare connessioni emotive con una vasta platea di fruitori. La vera sfida per un editore consiste proprio nel far convivere la propria anima intellettuale con la finalità imprenditoriale. Concretamente, questo si traduce nella capacità di dar vita ad un prodotto che sia al contempo A. rappresentativo di un preciso progetto culturale e B. capace di originare un adeguato flusso di denaro, che copra i costi di produzione e generi profitto.

Gli attori della filiera

In genere, l’organizzazione del lavoro editoriale varia a seconda che si parli di grandi gruppi, in cui prevale una maggiore settorializzazione e rigida ripartizione dei ruoli, o realtà medio-piccole, caratterizzate da maggiore flessibilità e spirito di condivisione.

A prescindere dalla dimensione, è possibile identificare almeno sette attori che consentono ad un’idea letteraria di materializzarsi nell’oggetto-libro e arrivare nelle mani dei lettori:

> Autore > Agente > Casa Editrice > Promozione
> Tipografia > Distribuzione > Libreria


Come anticipato, il lavoro sui numeri interviene in ogni punto della filiera, dalla definizione dell’anticipo da dare all’autore, ai formati e alla cartotecnica. In casa editrice, ci sono poi da stabilire la tiratura, il prezzo di vendita, i costi di promozione e distribuzione. Una volta uscito il libro è bene controllare i vari magazzini per evitare le rotture di stock, soprattutto nel caso in cui i dati di sell out suggeriscano una ristampa. Monitorare le classifiche, sia attraverso i giornali che attraverso gli strumenti statistici (GFK e Nielsen), è cosa molto utile.

La macchina editoriale

Ma come nasce, in concreto, un libro?

A monte di tutto il processo editoriale vi è la fase di pre-acquisizione. Periodicamente, in casa editrice si effettuano riunioni di redazione in cui ciascun editor presenta le sue proposte per l’acquisizione di nuovi titoli da posizionare nel piano editoriale. Un piano editoriale viene generalmente elaborato con un anticipo di due o anche tre anni rispetto alla data effettiva di pubblicazione dei libri in esso contenuti. I tempi di lavorazione di un libro sono infatti molto lunghi, specie in caso di titoli stranieri, che richiedono maggiori tempi di lavorazione per via della traduzione e della revisione.

Durante la fase di pre-acquisizione è fondamentale stilare un conto economico previsionale del libro, in cui si stabilisce un ideale numero di copie da vendere ad un prezzo ottimale, al fine di determinare il fatturato minimo necessario alla copertura dei costi diretti (punto di pareggio o Break Even Point). Centrale è dunque il lavoro dell’ufficio commerciale, a cui spetta anche una prima valutazione strategica sul posizionamento e data di uscita.

Capita, a volte, che titoli particolarmente meritevoli di essere pubblicati diano una proiezione di conto economico negativa. E’ in quel momento che l’ufficio commerciale è chiamato ad aggiungere una buona dose di creatività alla sua naturale capacità di lavorare con i numeri. Portare avanti un progetto editoriale in cui si crede significa anche accettare il rischio che alcuni libri possano non generare i risultati di vendita attesi. Bisognerà a quel punto ingegnarsi per completare il piano editoriale con un mix di titoli dalle potenzialità di mercato maggiori, o quantomeno sufficienti a compensare eventuali perdite generate da titoli meno performanti ma dall’indubbio valore culturale.

Quando, nel complesso, la valutazione rischio-opportunità ha esito positivo, la macchina editoriale si mette in moto. Concluse le trattative per l’acquisizione del titolo, l’ufficio diritti si occupa di stilare i contratti da far sottoscrivere all’ autore e/o all’ agente. L’editor porta avanti il lavoro sul testo, lavorando a stretto contatto con l’autore o con il traduttore (in caso di titoli stranieri). La redazione procede poi a confezionare il libro nella sua forma finale, attraverso la correzione delle bozze e un puntuale lavoro di rifinitura.

Nel frattempo, l’ufficio commerciale cura i rapporti con la rete di promozione,la distribuzione e con talune librerie indipendenti. Di grande importanza è il momento di presentazione dei nuovi titoli agli agenti della rete di promozione, i quali a loro volta sono incaricati di promuoverli presso i librai. Si tratta di una fase delicata: saranno infatti proprio gli agenti a raccogliere le prenotazioni del numero di copie desiderate dalle librerie e a trasmetterle alla casa editrice. Sulla base del prenotato, l’ufficio commerciale potrà decidere di rivedere o confermare le ipotesi iniziali di tiratura e dare quindi il via libera definitivo alla stampa in tipografia.

Infine, all’avvicinarsi della data di uscita, ufficio stampa e comunicazione web lavorano in sincronia per comunicare il libro al maggior numero possibile di persone, attraverso i media tradizionali e i canali social.

E’ indubbio che ciascun soggetto della filiera abbia una funzione indispensabile per la realizzazione del libro. Tuttavia, è curioso notare che a ricoprire il ruolo di maggior responsabilità sono gli attori collocati agli estremi opposti del processo editoriale: l’editor e il libraio. Entrambi devono avere la capacità di leggere i bisogni latenti del pubblico e, in qualche modo, anticiparli. Entrambi sono chiamati a scegliere opportunamente i libri da proporre, l’uno a monte della filiera, l’altro a valle.

Avere intuito editoriale non significa solo cavalcare i trend del momento (per quanto anche saper produrre un instant book al momento giusto sia importante), ma vuol dire proporre al lettore non quello che cerca, bensì quello che gli serve.

Le storie dietro ai numeri

I numeri raccontano tante storie, non solo ciò che accade all’interno, ma anche quello che succede al di fuori della casa editrice. Ci mostrano il passato e il presente dell’editoria. Per lavorare in questo settore occorre avere una forte sensibilità nel saper riconoscere temi che appartengono alla collettività e che abbiano un valore universale. Ma è fondamentale anche guardarsi intorno e comprendere l’evoluzione delle dinamiche di settore. Basilare a questo proposito, è frequentare di continuo le librerie, che sono lo specchio del mercato e dei lettori. Non solo, è importante anche mantenere vivi rapporti con persone che lavorano in altre realtà editoriali, da considerarsi più come colleghi che non come concorrenti.

Utili strumenti per rimanere aggiornati sull’andamento del mercato editoriale sono, poi, i report scaricabili dal sito dell’AIE e gli articoli di aggiornamento disponibili sul sito del Giornale della Libreria.

Al termine della lezione, una domanda dal risvolto un po’ amaro viene da chi, tra gli ascoltatori, padroneggia l’aritmetica ed è riuscito, su due piedi, a fare qualche conto in tasca agli editori: Ma quindi i margini?

Non si fatica ad arrivare alla conclusione che, dato l’attuale assetto della filiera, i margini del lavoro editoriale sono risicatissimi. Il che rende l’attività dell’editore molto simile a quella di un funambolo, il cui sforzo sta nel mantenere l’equilibrio su una corda tesa, ad una notevole altezza dal suolo.

Si potrebbe quasi pensare che ogni libro pubblicato sia un miracolo che si avvera. La consapevolezza che il valore intrinseco del prodotto-libro sia notevolmente superiore al suo controvalore materiale non può che rendere il lavoro degli editori e degli intermediari culturali ancora più prezioso e meritevole di tutela.


Carmela Fabbricatore, laureata in economia, ha frequentato percorso di formazione in editoria di minimum lab.


[1] Dati AIE 2020, (il trend è confermato per il 2021).

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