London, un racconto di Dario Germani

Dario Germani è contrabbassista, compositore e produttore. Ha viaggiato e suonato nei cinque continenti. Numerosi sono gli album a suo nome che spaziano dal Jazz alla Musica Contemporanea passando per l’Elettronica.
Ha frequentato i nostri corsi di scrittura e editoria. Questo racconto è nato durante il laboratorio di narrativa dello scorso anno.

London

Conoscevo un’altra Londra prima di partire.

Nell’estate del 2000, all’età di sedici anni, ero andato a Londra per una vacanza studio estiva di due settimane, quando una sterlina valeva 3.300 lire e nel weekend c’era la caccia agli italiani.

Dopo venti anni, la sterlina valeva poco più di un euro, gli italiani erano tantissimi, molti dei quali integrati in ogni settore.

Inutile dire che la pianificazione capillare della partenza iniziò mesi prima e vide uno sprint nelle ultime settimane, ma con l’ansia e l’angoscia che saliva, tutto prese una piega diversa; la precisione lasciò spazio all’approssimazione e il caos prese il posto della metodicità.

Mio cugino passò a prendermi per portarmi all’aeroporto di Ciampino. Andare verso l’aeroporto mi dà una sensazione strana, unica nel suo genere, mi piace godermi quei momenti intensi. Ero molto concentrato perché salire su un aereo è come salire su un palco; la mente cancella tutto il superfluo.

Dopo i controlli di routine arrivò finalmente il momento di partire; pensai alla mia famiglia, agli amici e al mio contrabbasso. L’interrogativo era sempre lo stesso: Cosa accadrà? Guardai il cielo e respirai profondamente.

I ricordi erano “congelati” per un periodo. Sì, per un periodo perché poi sarei tornato.

Martedì 22 Ottobre 2019 ore 14:00

Partenza: Roma Ciampino

Arrivo: Londra Stansted alle ore 15:45

Ryanair posto 21D (Corridoio)

Uscii dalla fermata della metropolitana Canada Water e mi diressi verso la mia destinazione con estrema lentezza, ma con determinazione. L’appartamento si trovava all’angolo tra Canada Street e Surrey Quays Road, era abbastanza nuovo e aveva delle grandi finestre rosse. Venne ad aprirmi Junior, un afroitaliano residente a Londra da dieci anni, lavorava nella reception di un ostello frequentato da giovani backpackers provenienti da tutto il mondo.

La casa dove sarei stato per due settimane aveva un arredamento sobrio, il parquet nella zona giorno e nelle camere da letto.

Erano passate poche ore dal mio arrivo a Londra e già avevo alcune certezze, una bella casa, un numero di telefono inglese, un abbonamento da utilizzare per la metro e gli autobus, ma soprattutto una gran voglia di esplorare la città.

Il giorno seguente per prima cosa ho fatto una buona colazione e una lunga passeggiata; sono tornato a casa, ho aperto il laptop e ho iniziato a connettermi con tutte le persone che conosco residenti a Londra. Sono partito dalle certezze, dagli elementi che possedevo, non è facile soprattutto per una persona chiusa e riservata come me. Le connessioni sono importanti e io cerco di crearle in maniera metodica e regolare.

Il venerdì successivo andai presso la Charlton House di Greenwich a ridosso del tranquillo Greenwich Park dove passa il primo Meridiano. Suonava Valentina, una contrabbassista che avevo conosciuto nell’estate del 2010 a La Spezia durante una masterclass di Eddie Gomez.

Il programma del concerto prevedeva opere di Puccini, di Bellini, Mozart, Bottesini e Rachmaninov.

La sala era bellissima con un piano a coda e tanta gente di tutte l’età. Dopo il concerto Valentina mi invitò a casa sua, fu un incontro pieno di spunti musicali interessanti. Decidemmo di ufficializzarlo fissando un’intervista a due, presso il conservatorio di musica e danza Trinity Laban all’interno dell’antico Greenwich Hospital. Qualche giorno dopo ci sedemmo davanti alla videocamera per parlare di Eddie Gomez, di arco alla francese, alla tedesca e arco barocco, e riflettere sulla figura del contrabbassista in tutti gli ambiti, dall’orchestra alla musica da camera passando per il jazz.

Concluse due settimane dovevo cercare una nuova casa dove vivere per qualche mese. Guarda su siti web, agenzie e app; fissavo gli appuntamenti giorno per giorno. Questa ricerca mi rendeva vivo quindi felice. Iniziavo a capire la morfologia della città, come spostarmi, conoscevo quartieri e gente nuova.

Presi appuntamento con Costa, un ragazzo pugliese residente a Londra da quattro anni, lavorava per l’agenzia immobiliare Manzil, era un tipo sveglio e intraprendente mi accompagnò con la sua macchina a vedere la casa. Guidava in maniera spericolata mentre parlava al cellulare, parcheggiò sul divieto di sosta. La casa era su due piani; mi innamorai di quella stanza, spaziosa e luminosa. Stavo in camera doppia con Wojciech, un ragazzo polacco di venticinque anni, faceva il cameriere in un locale che vendeva tapas e aveva molte amiche bellissime; durante il fine settimana frequentava locali notturni per omosessuali. Truccarsi e vestirsi era solitamente una preparazione molto lunga e io gli davo la mia approvazione. Mangiava junk food sul letto mentre giocava alla playstation, la notte russava e fumava marijuana nel tempo libero. 

Feci un colloquio di lavoro con “Underbelly”, una società che organizza eventi fieristici in Inghilterra, in Scozia e in Cina. Iniziai così a lavorare a Leicester Square. Riuscivo ad organizzarmi con i turni di lavoro in modo da avere tempo per dedicarmi alla musica. Il lavoro mi dava l’opportunità di avere una regolarità nella quotidianità e un’indipendenza economica.

Mi iscrissi a Tinder. Il primo appuntamento fu indimenticabile. Ci incontrammo per andare ad uno spettacolo teatrale ma in realtà la serata prese una piega diversa. Dopo la terza birra e il quarto shot di vodka la ragazza di Tinder collassò per strada. Iniziò a piovere, lei era vestita in maniera elegante e cadde a peso morto più volte. Calze rotte, ginocchia sbucciate, i tassisti non si fermavano, lei non aveva la forza di parlare, io non conoscevo il suo indirizzo. Non sapevo cosa fare, si fermarono i passanti per aiutarmi, ma la situazione rimase drammaticamente invariata fino a quando la presi di forza e la portai nel primo ristorante aperto, chiamai un’ambulanza e all’arrivo io parlai con l’infermiera, le dissi che ero arrivato a Londra da due settimane e che ci eravamo conosciuti su Tinder. La sua risposta fu:

Welcome in London!

Nonostante la drammaticità della situazione quella risposta mi mise di buon umore. Londra è una metropoli piena di vita e piena di contraddizioni, trasuda energia e vitalità; così per niente perso di animo presi Uber per tornare a casa.

Lavoro, casa, musica live, negozi di dischi; ma poi arrivò un incontro che cambiò la mia vita a Londra. Una cantante uruguaiana residente in città da venti anni. Ci incontrammo in un pub dove c’era musica live. Bevemmo un paio di drink, parlammo di musica; cambiammo locale, altri due drink e poi mi riaccompagnò a casa con la sua macchina. La prima cosa che mi colpì fu la somiglianza con Amy Winehouse. Ci salutammo con un bacio caloroso e il desiderio di rivederci. Abitavamo a meno di tre km di distanza uno dall’altro. Viveva in una casa bellissima con uno studio dedicato alla musica, un gigantesco terrazzo che si affacciava sul canale e sul parco, e poi aveva un altro appartamento molto carino che affittava con Airbnb. Mi raccontò a grandi linee il suo passato e io le raccontai il mio. La cosa bella di vivere in una città come Londra è che non ti senti mai giudicato e non senti mai la necessità di giudicare. Si guarda al futuro con positività e ottimismo. Aveva una gatta bellissima di nome Rita, stesso nome di sua nonna; una donna emigrata dalla Calabria in Uruguay. C’era un bel feeling tra noi, dividevamo la passione per la musica, avevamo fatto esperienze simili in alcune città tra cui New York. Io cucinavo per lei piatti italiani e lei mi faceva scoprire ogni angolo di Londra. I coinquilini di casa mia mi vedevano sparire per due o tre giorni di fila, ma anche a casa c’era un buon equilibrio. Mi sentivo bene fisicamente, grazie a un regime alimentare molto controllato, l’umore era buono, anzi ottimo. L’adrenalina non mi faceva sentire mai stanco. Passavano settimane e il mio equilibrio sembrava consolidarsi sempre di più.

Mi capitò di trascorre un capodanno pazzesco iniziato con una cena a casa di amici di amici e io con la solita spocchia da italiano partii prevenuto sul cibo, sul vino e sulla compagnia; mi sbagliavo. Andammo a casa di un professore universitario gay, simpatico, molto intelligente e con una bella casa. Inaspettatamente credo sia stato uno dei capodanni migliori della mia vita. Tutte persone colloquiali, accoglienti, accomodanti. Il cibo era di un livello eccelso, prodotti di altissima qualità e raffinatezza negli abbinamenti. A mezzanotte tutti in balcone a vedere i fuochi d’artificio. In lontananza si vedeva la ruota panoramica “London Eye”e i fuochi d’artificio. Uno spettacolo unico e irripetibile. C’era una quantità e una varietà tale di droga in quella casa che mi impressionò. I miei occhi non avevano visto tutto. Dopo la mezzanotte io e la mia amica uruguayana andammo ad un rave party: “Acid in Wonderland”.

Mi mandarono un messaggio solo dieci minuti dopo la mezzanotte per raggiungere un’ex fabbrica abbandonata. Era ai limiti della sicurezza sotto il punto di vista strutturale e igienico. La musica era coinvolgente e ben mixata, non era esagerata, c’era un clima amichevole e gioioso. Era quasi l’alba quando andammo a casa a fare l’amore salutando il vecchio anno.

Pochi giorni dopo la ragazza uruguaiana partì per andare in vacanza un mese in Tailandia. Proprio durante quelle settimane venne a Londra per lavoro una ragazza che conoscevo di vista; faceva la hostess. C’era stata un’occasione di vederci due anni prima a Los Angeles, ma avevo fatto di tutto per non incontrarla in quanto lei aveva una lunga storia a distanza con un mio conoscente. A Londra le cose andarono diversamente. Lei era single e io pure in sostanza. Ci vedemmo sotto la statua di cupido nei pressi di Trafalgar Square, erano le cinque di pomeriggio e trascorremmo dodici ore intense. Le feci da guida, parlammo delle nostre passioni, degli amici in comune, delle città che entrambi avevamo visto e sognato. Il cielo era stellato, faceva freddo ma non freddissimo, mi sentivo bene con lei, mi sentivo vivo, ma soprattutto compreso. Le nostre vite erano separate da varie ore di volo, non ci restava altro che uno splendido ricordo di quel weekend londinese.

Al ritorno dalla Tailandia la ragazza uruguaiana mi propose di trasferirmi da lei, in cambio l’avrei aiutata con i suoi brani.

Potevo fidarmi di una proposta fatta da una ragazza conosciuta su Tinder? Vivere e lavorare insieme poteva considerarsi a tutti gli effetti convivenza? Era la persona giusta?

Non mi posi mai queste domande perché tutto fu spontaneo e naturale.

Mi sentivo un ospite gradito.

Lavorai duramente sulla sua musica, e anche sulla mia. Quel fuoco creativo sembrava inesauribile anche dopo due mesi intensi.

La prima domenica di marzo mi alzai presto per andare al bagno, portai il telefono con me e lessi:

– Sono stata licenziata, non farò più la hostess, torno in Italia… tu? –

Il mio viaggio a Londra finì in quel momento.

Martedì 17 Marzo 2020 ore 16:35

Partenza: Londra Gatwick

 Arrivo: Roma Fiumicino

EasyJet posto 25D

Time Out:

–  Moses Boyd:

Mercoledì 30 Ottobre 2019 ore 8pm (Fabric)

  • Mark Giuliana: Beat Music

Sabato 9 Novembre ore 7pm (Jazz Café)

  • Gilles Peterson: Sunday at Phonox
    Domenica 24 Novembre ore 4pm
  • Peter Brotzman: Café Oto
  • Jeff Parker: Church of Sound
  • Kenny Garrett: Ronnie Scott

[L’immagine è di John Matychuk]

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