Il lavoro sui libri: la lezione aperta di Dario De Cristofaro e Valeria Veneruso

Il lavoro sui libri: la lezione aperta di Dario De Cristofaro e Valeria Veneruso

Come da tradizione, l’edizione 2022/2023 del percorso di formazione in editoria è inaugurata da alcune lezioni aperte utili a introdurre i temi che verranno affrontati durante l’anno. Questo è il racconto del primo di questi incontri, dedicato a come funziona una casa editrice e tenuto da Dario De Cristofaro, direttore editoriale di Italo Svevo, e Valeria Veneruso, redattrice minimum fax, entrambi docenti del primo modulo dedicato all’editing.

[QUI il link per partecipare alle prossime lezioni aperte]

di Livia Novello Paglianti

Giovedì 29 settembre si è tenuta la prima di tre lezioni aperte online pensate per introdurre la nuova edizione del percorso di formazione in editoria. In questo incontro, dal titolo Il lavoro sui libri, Valeria Veneruso (redattrice minimum fax e editor) e Dario De Cristofaro (direttore editoriale di Italo Svevo) ci hanno dato alcuni suggerimenti utili per muovere i primi passi nel mondo delle professioni editoriali, ripercorrendo le principali tappe del processo di lavorazione del libro e analizzando le figure coinvolte, sia interne sia esterne alla casa editrice.

Il percorso del libro: dal manoscritto alla libreria

Assieme a Valeria, abbiamo esaminato l’organizzazione del lavoro editoriale all’interno di minimum fax. Da dove si parte? Innanzitutto bisogna scegliere un libro da pubblicare, e questo compito spetta all’editor. Parliamo, ovviamente, di un testo in lingua italiana… L’editor si occupa quindi dello scouting, ovvero della ricerca dei titoli più adatti per la casa editrice: contatta gli autori e gli agenti letterari (che fanno le veci dell’autore e ne curano gli interessi) e valuta le proposte che riceve. Dopo aver selezionato un libro, l’editor lo sottopone al direttore editoriale, la persona che coordina la casa editrice e ha la responsabilità di dettare, e di far seguire, la linea editoriale, ovvero il progetto culturale che l’editore intende portare avanti nel tempo. A minimum fax si tengono delle riunioni durante le quali si discute collettivamente dei possibili libri da acquisire. Una volta stabilito che un testo è conforme alla linea editoriale, si decide di acquistarlo.

A questo punto interviene il direttore commerciale, che aiuta a capire le prospettive di vendita e, assieme al direttore editoriale, inserisce il libro nel così detto piano editoriale (un foglio di Excel con i titoli che la casa editrice intende pubblicare nel corso dell’anno).Costruire un piano editoriale non è come giocare a Tetris: non basta incastrare i pezzettini colorati, si deve tenere conto sia delle tempistiche di lavorazione, promozione e distribuzione sia dei fattori specifici legati alle singole pubblicazioni (ad esempio, è l’anniversario della morte di un autore, oppure voglio presentare un volume al Salone del Libro). Per tutti questi motivi, il piano editoriale deve essere definito con largo anticipo: solitamente, l’anno precedente per quello successivo. Piccola, ma necessaria, precisazione: se parlassimo di un libro in lingua straniera, nel delineare il piano editoriale bisognerebbe tenere conto anche delle tempistiche legate alla traduzione e alla revisione, due passaggi necessari prima che il testo passi alla redazione.

Una volta posizionato il libro nel piano editoriale, entra in gioco l’ufficio diritti, che stila un contratto di edizione e discute con l’autore, o con il suo agente, anche di un’eventuale cessione dei diritti secondari. L’autore riceve un anticipo e inizia a lavorare sul libro assieme all’editor, che lo affianca come se darebbe il suo migliore amico e, all’occorrenza, diventa anche il suo psicologo.I due si impegnano a terminare il lavoro entro la data di consegna stabilita nel contratto, che, assieme a una serie di altre scadenze, viene fissata sulla base delle esigenze del distributore, che deve far arrivare il testo in libreria nei tempi stabiliti.

A questo punto la palla passa alla redazione, che si occupa di impaginare il testo con un software particolare (Indesign) e, successivamente, della correzione delle bozze, che prevede sia la ricerca di errori e refusi sia un attento fact checking, soprattutto se si ha tra le mani un saggio o un romanzo che contiene riferimenti a fatti reali. La correzione di bozze viene fatta su carta e in genere, a minimum fax, si cerca di fare due o tre giri di bozze.

Dopodiché il file, lavorato e corretto, viene inviato in tipografia. Prima di ricevere l’autorizzazione definitiva a procedere con la stampa (il così detto «visto si stampi») la tipografia sottopone alla redazione i pdf processati, che contengono le prove di stampa (in passato le case editrici ricevevano delle anteprime di stampa fisiche in forma di cianografiche e di cromalin). A questo punto il libro è pronto per essere stampato e inviato al magazzino del distributore, da dove viene poi spedito alle librerie.

Prima che il testo vada in stampa, l’ufficio commerciale ha tenuto d’occhio e predisposto la tiratura (ovvero la quantità di libri necessaria per coprire la richiesta da parte delle librerie). Infatti, alcuni mesi prima della pubblicazione, il direttore editoriale e il direttore commerciale hanno presentato il libro alla rete promozionale, che ha il compito, attraverso i suoi agenti, di promuovere il libro presso i librai e di fare in modo che lo prenotino. In vista della riunione con la rete promozionale (di solito, ci sono quattro o cinque incontri all’anno), la redazione ha preparato il copertinario, un file che comprende le schede con i dati delle novità editoriali previste per un determinato periodo (in genere, una fascia di due o tre mesi).

Infine, ci sono altre due figure che preparano il terreno per l’uscita del libro: l’ufficio stampa e il social media manager.Il primo contatta, con largo anticipo, i giornalisti, per capire se può esserci interesse a pubblicare una recensione, mentre il secondo promuove il libro sui social.

Dario ci ha invece illustrato la realtà di una casa editrice più piccola come Italo Svevo: il processo di lavorazione del libro è grossomodo identico a quello di minimum fax, con la differenza che ci sono meno figure professionali coinvolte, le quali, però, ricoprono funzioni e ruoli diversi. Sia Dario sia Valeria hanno quindi sottolineato che, per lavorare nell’editoria, è importante saper fare un po’ di tutto e avere competenze molteplici (ad esempio: tradurre, impaginare, correggere le bozze etc.): infatti, più competenze si hanno, più si è spendibili ed efficaci. Inoltre, nel caso di Italo Svevo, la parte amministrativa e quella commerciale sono interne alla casa editrice, mentre l’ufficio stampa e la redazione sono esterne. La parte redazionale è infatti affidata a uno studio editoriale, 42Linee, mentre il lavoro di ufficio stampa viene svolto da Roberta De Marchis.

L’importanza della linea editoriale e il rapporto con l’autore

Valeria e Dario si sono inoltre trovati d’accordo nel ribadire l’importanza per l’editore di avere una linea editoriale coerente, che garantisca una forte riconoscibilità sul mercato. È fondamentale che i singoli titoli, ma anche le collane, si parlino tra loro e raccontino al lettore quello che è la casa editrice. In sintesi, deve esserci una sorta di fil rouge che collega tutta la produzione dell’editore, per quanto vasta o diversificata. Perché questo sia possibile, è necessario avere una visione chiara del proprio pubblico ed è importante fare scelte che risultino comprensibili anche dall’esterno: ad esempio, se Italo Svevo, che pubblica saggistica e narrativa italiana, iniziasse, dall’oggi al domani, a far uscire dei testi in ungherese nella sua collana Incursioni, i lettori sarebbero disorientati.

Per costruire una linea editoriale omogenea, il direttore editoriale deve avere le idee chiare e allo stesso tempo sapersi mettere in discussione; deve poi avere il polso della situazione, ovvero una visione d’insieme del panorama editoriale e letterario, e leggere molto, per essere costantemente aggiornato sulle tendenze del mercato. Inoltre, deve saper dire di no, anche ad autori potenzialmente validi, che però non rientrano nel progetto della collana o della casa editrice. A volte gli autori non reagiscono benissimo di fronte ai rifiuti o a eventuali proposte di intervento sul testo… ecco perché, cinicamente, se l’autore “riposa in pace”, anche l’editore ha vita più facile. Se un autore è deceduto e non sono ancora scaduti i diritti, bisogna informarsi sulla presenza di eredi, a cui si sottopongono gli eventuali interventi sul testo, come, per esempio, la correzione di errori e refusi o le piccole modifiche per far sì che il libro aderisca alle norme redazionali della casa editrice (ovvero le regole che la redazione ha adottato per la confezione del testo). Il tutto, ovviamente, nel rispetto della volontà dell’autore. È inoltre importante trovare un buon prefatore, che sappia contestualizzare in modo adeguato il lavoro dell’autore stesso.

Quando, invece, si cercano delle novità, occorre prestare molta attenzione al processo di scouting, che avviene principalmente attraverso tre canali: gli agenti (per l’editor è più piacevole, e più funzionale, confrontarsi con agenti che hanno messo a fuoco la linea della casa editrice e della collana, e non propongono testi a caso), le riviste letterarie (come effe, l’inquieto e Colla), oppure l’invio spontaneo, che però è meno efficace, perché per l’editore spesso è utile avere un filtro.

Alcuni miti da sfatare

Abbiamo già visto che, se si vuole lavorare nell’editoria, è bene avere un’infarinatura dei vari ambiti professionali. Valeria e Dario hanno inoltre posto l’accento sull’importanza di smantellare la visione romantica che spesso abbiamo dell’oggetto libro e delle professioni a esso correlate.

Lavorare nell’editoria, infatti, è gratificante e offre numerosi stimoli, ma non mancano le sfide. Ad esempio, leggere per lavoro (nel senso di una lettura legata all’attività redazionale, che prevede, come dicevamo, la ricerca di errori e refusi) non equivale a leggere per piacere: di conseguenza, ci sono dei periodi in cui non si ha più tanta voglia di dedicarsi alla lettura nel tempo libero e si arriva a chiedersi… ma sono ancora un lettore forte? Inoltre, con il lavoro editoriale non ci si arricchisce, e spesso è necessario affiancare un’attività di altro tipo per poter arrivare a fine mese. Bisogna essere un po’ dei piccoli highlander: procedere con caparbietà e non farsi scoraggiare.   

È inoltre importante saper mettere da parte il gusto personale, e prepararsi a combinare l’alto e il basso, a seconda della realtà e del cliente con cui ci si relaziona. Insomma, non sempre si avrà la possibilità di maneggiare la narrativa letteraria che ci piace tanto… Inoltre, è bene ricordare che qualsiasi conoscenza o competenza, anche quelle apparentemente distanti dalla realtà editoriale (come il cucito o l’orticultura), potrà rivelarsi utile.

Bisogna poi tenere a mente che il libro è un bene che deve generare profitto. Per questo motivo, è consigliabile capire il funzionamento dell’ufficio commerciale… Se la casa editrice non fattura, sarà costretta a chiudere i battenti: un buon direttore editoriale deve avere ben presente questo concetto, sia quando detta la linea della casa editrice (ad esempio, se vuole pubblicare testi validi, ma che rischiano di essere un flop, e dovrà scendere a compromessi) sia quando cerca di posizionare un libro nel modo più efficace possibile all’interno del piano editoriale, ad esempio bilanciando i titoli più deboli con autori più forti, che garantiscono entrate sicure.

Infine per lavorare nell’editoria, è bene essere curiosi e rimanere sempre aggiornati sulle novità: visitare spesso gli store online, spulciare i siti delle case editrici e iscriversi alle newsletter, oppure consultare le riviste online, come Blam o Flanerí.

Livia Novello Paglianti è traduttrice dall’inglese e dal francese, perennemente lost in translation. Ha frequentato il percorso di formazione in editoria di minimum lab.

[La foto di copertina è di Phil Goodwin]

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