«Madame Bovary» non è un romanzo al femminile

«Madame Bovary» non è un romanzo al femminile. Gustave Flaubert a Casa d’altri

di Anna Consilia Alemanno

La parola umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo musica per far ballare gli orsi, quando vorremmo commuovere le stelle.

«Madame Bovary», Gustave Flaubert

Il 23 luglio 1851, in una lettera da Parigi, Maxime Du Camp chiede a Flaubert: «Che fai? Che intenzioni hai? Cosa scrivi? Hai preso una decisione? Si tratta ancora di Don Juan? Oppure è la storia di Madame Delamare, veramente bella?». È il primo riferimento a Madame Bovary. Delphine Delamare è la protagonista di una tragica storia familiare, accaduta a Rouen, luogo di nascita di Gustave Flaubert, alcuni anni prima. Flaubert conosceva bene la storia in quanto Delphine era la seconda moglie di un ex allievo del padre, un medico chirurgo. Delphine, con le sue relazioni adulterine aveva rovinato economicamente il marito; scoperta, si era avvelenata, lasciando una bambina. Poco dopo, distrutto e disperato, anche il marito si suicida. Flaubert, ispirandosi a questa tragica storia scriverà un romanzo che diventerà uno dei capisaldi della letteratura mondiale.

Madame Bovary, e quindi la figura di Emma, donna dolorosamente inquieta e insoddisfatta, è al centro dell’appuntamento virtuale, ma comunque sempre intenso e ricco di stimoli, del gruppo di lettura Casa d’altri, condotto questa volta dalla scrittrice Antonella Lattanzi.
Cosa potremmo ancora dire a proposito del romanzo di Gustave Flaubert scritto nel 1857 e che procurò al suo autore un processo per oltraggio alla morale, in quanto giudicato scandaloso? È una storia solo al femminile come molti credono che sia? Quali sono le innovazioni narrative di Flaubert? Madame Bovary è un romanzo d’amore? Sono queste e altre le domande che ci siamo posti durante l’incontro insieme ad Antonella, la quale ha messo in luce ai partecipanti del gruppo nuove prospettive di lettura evidenziando anche diverse sfumature nelle caratteristiche dei personaggi e nella struttura del racconto.

Flaubert sul canovaccio di una storia realmente accaduta costruisce un romanzo che va oltre l’idea generale su cui si fonda: il mondo borghese contemporaneo si nutre di romantiche fantasie illusorie, destinate a soccombere. L’atmosfera della storia di Emma è pervasa da un sentimento generale di mancanza, provocato da desideri continuamente non soddisfatti e da amori inappagati. Dietro però c’è di più. Le psicologie dei personaggi apparentemente tipizzate sono in realtà portatrici di sottili sfaccettature. Abbiamo visto insieme ad Antonella come l’autore entrando nella testa di Emma e Charles ne legge i loro pensieri (elemento narrativo nuovo per quei tempi e modernissimo) e come sorprenda in alcuni punti di incredibile innovazione strutturale: ad esempio con un finale che non è solo il magistrale racconto della morte dei protagonisti ma l’incunearsi di un intervallo da commedia (che per altro utilizza più volte nel racconto che è anche commedia, in fondo, della vita), un movimento di macchina tra il cinico e l’ironico che spiazza e riporta ancora una volta la storia su un piano di dolorosa ma autentica universalità.

Flaubert si apre alla “realtà totale” e adotta una molteplicità di punti di vista in un montaggio narrativo che oggi potremmo definire cinematografico, assumendo le prospettive particolari dei suoi personaggi e i suoi linguaggi. L’uso del “noi” nel primo capitolo del romanzo che poi si oggettivizza nel “loro”, immerge il lettore in una dimensione già universale preludendo a una materia narrativa che vuole raccontare più di una commedia umana, piuttosto un romanzo puro che racconta la realtà in tutte le sue complessità. Antonella Lattanzi, che oltre a essere una scrittrice di romanzi è anche sceneggiatrice, ci conduce magistralmente nel mondo di Madame Bovary sottoponendo a una bella e interessante analisi alcune tra le scene più significative dal punto di vista stilistico e narrativo.

Citando proprio il romanzo di Antonella, Una storia nera, questi  “amori danneggiati” fin dalle fondamenta, fin dall’origine preamorosa del rapporto di coppia, faticano a ricostruirsi, a essere pienamente ciò che desiderano, fino ad annullarsi tra loro nel tragico epigono finale. Il sentimento di mancanza che pervade il romanzo di Flaubert appartiene a tutto il destino umano. Il romanzo espone una “fenomenologia esistenziale  che approda alla morte come conseguenza del desiderio” come scrive Roberto Speziale nell’introduzione edita da Feltrinelli. L’ostinazione di Emma, la sua impossibilità di vivere il presente assumendo uno sguardo rivolto continuamente in un altrove che non esiste, la malattia del pensiero, sono sintomi di un male di vivere moderno, reale. Ma è come viene condotta questa fenomenologia che esprime la notevole maestria di composizione scenica e psicologica dell’autore.

Indubbiamente però oltre al piacere dell’abile creazione letteraria, al lettore di Madame Bovary rimane la visione e il sentimento intenso del dolore e della tristezza di Emma, che incapace di vedere scambia per realtà i propri sogni. E che anzi, rispetto agli altri personaggi del romanzo non è la peggiore, visto che almeno lei tenta di evadere dalla mediocrità della vita che la circonda. Flaubert stesso la comprende e scriverà in una lettera: «Quel che è certo e che m’importa è che la mia povera Bovary soffre e piange senza dubbio in venti villaggi francesi contemporaneamente , e in questo stesso momento».

Anna Consilia Alemanno, giornalista e autrice, ha pubblicato un cahier di viaggio dedicato ad Atene e nell’attesa di ricominciare a vagare per l’Europa, vive tra Milano (che ama) e Palermo (che ama ancora di più). Ha seguito il laboratorio di narrativa ed è una lettrice di Casa d’altri.

Casa d’altri è il gruppo di lettura di minimum fax dedicato ai libri pubblicati dalle altre case editrici. Il prossimo appuntamento è lunedì 5 ottobre con Nicola Lagioia e «La pelle» di Curzio Malaparte. Qui trovi il diario degli incontri.

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