A tiny minimum story: com’è nato il laboratorio di traduzione

Hot Air Balloons by Stephen Nielse

A tiny minimum story: com'è nato il laboratorio di traduzione

di Barbara Bernardini

Sono più di vent’anni che a minimum fax scegliamo e traduciamo letteratura angloamericana e sono più di vent’anni che apriamo le porte della casa editrice per raccontare i mestieri editoriali, la costruzione delle storie, le tecniche di scrittura e di lettura e, in generale, il mondo della cultura nei nostri corsi di editoria, scrittura e progettazione culturale.
Per quanto ci siano stati incontri frequenti tra queste due anime della casa editrice, solo tre anni fa abbiamo deciso di smontare il meccanismo pezzo per pezzo per capire come funziona il lavoro sulla narrativa straniera, per mettere in piedi un corso di traduzione letteraria, che desse a chi voleva affacciarsi a questo mestiere tutti gli strumenti utili per farlo.

Con Luca Briasco ne abbiamo discusso per un anno intero, durante il quale abbiamo buttato giù schemi, aggiunto e poi tagliato, cancellato tutto a zero e poi ricominciato daccapo per innumerevoli volte prima di arrivare a quella che ci sembrava la quadra.
Un corso che desse grande spazio alla pratica del lavoro di traduzione, traducendo brani di autori angloamericani diversi – e diversi per stile, genere, voce, in modo da avere una panoramica di esempi concreti il più possibile variegata – accompagnati da traduttori di grande esperienza.

Era però importante anche offrire un armamentario indispensabile per chi il traduttore vuole farlo per mestiere: dal come proporsi a una casa editrice a come – e dove, con quali strumenti – fare scouting all’estero per presentare una proposta di traduzione sulla giusta opera alla giusta casa editrice, fino ai suggerimenti pratici sugli strumenti da utilizzare e i metodi di lavoro. Ed era altrettanto importante parlare di diritto d’autore e di contratto di traduzione: perché la traduzione non va pagata solo come “prestazione di lavoro” ma ne va riconosciuto anche il valore come opera dell’ingegno: il romanzo, il saggio, la raccolta di racconti che prende vita in italiano non è più del tutto sovrapponibile all’opera originale, esiste un valore letterario e artistico specifico della traduzione di cui è autore il traduttore.

Infine, ci sembrava fondamentale dare spazio al lavoro di revisione e editing, un aspetto spesso trascurato nei corsi di traduzione e che eppure è, di solito, il primo passo per diventare traduttori. Occuparsi delle revisione di una traduzione significa rivedere un testo in modo a volte più accurato (o comunque accurato allo stesso modo) di quanto non si faccia nella prima fase, quella della traduzione vera e propria. L’accoppiata traduttore-revisore è paragonabile a quella autore-editor, se funziona, se entrambi lavorano in modo reciprocamente funzionale, il testo finale può raggiungere la sua forma migliore.

È quindi su questi punti che abbiamo strutturato il corso, articolandolo in tre moduli, ciascuno dedicato a un aspetto del lavoro sui testi stranieri tradotti in italiano: gli strumenti, i diritti, i metodi di lavoro e il mestiere del traduttore all’interno della filiera, con Luca Briasco, nella triplice veste di editor di narrativa straniera, traduttore e americanista, Chiara Rea, che si occupa di diritto d’autore a minimum fax, Stefano Friani, traduttore e cofondatore, editore e editor di narrativa straniera a Racconti edizioni; la parte pratica del lavoro di traduzione letteraria dall’inglese, con Cristiana Mennella, traduttrice di autori come George Saunders, William ­T. Vollmann e Paul Auster; il lavoro finale di editing e revisione della traduzione, con Assunta Martinese, che oltre a essere una delle redattrici di minimum fax si occupa anche di traduzioni e revisioni, e nuovamente con Luca Briasco.

A novembre partirà la quarta edizione del corso: l’idea iniziale su cui lo abbiamo costruito pare aver funzionato sempre molto bene, al tempo stesso, ognuna delle edizioni passate è stata seguita da piccoli aggiustamenti, cambiamenti, modifiche: a volte portate dai vari docenti, in base alla propria esperienza; e sempre ascoltando i pareri e le impressioni dei corsisti. Perché nessun corso ha una forma immutabile: è un incontro di esperienze, uno scambio fra chi ha alle spalle anni di mestiere e chi quel mestiere vuole farlo, perciò deve, necessariamente, cambiare ogni volta che cambiano le persone che di quell’incontro sono i protagonisti. Quella in arrivo e la precedente, poi, sono le prime edizioni a tenersi online: lo sforzo stavolta è anche quello di riuscire a modificare la struttura delle lezioni in modo che funzioni meglio col nuovo mezzo, senza che però si modifichino alcune caratteristiche base dei nostri corsi: l’interattività, l’impostazione pratica e basata su esempi concreti, lo scambio continuo fra docenti e corsisti, cercando di mantenere l’atmosfera informale e paritaria che si creava stando tutti insieme seduti allo stesso grande tavolo.

Dalla prima edizione a questa quarta quasi in partenza, ci sono stati brani e brani tradotti e poi revisionati insieme, fra cui un racconto inedito di Chris Offutt e un saggio sulla scrittura di Denis Johnson, pubblicato poi, nella traduzione completata collettivamente nel laboratorio, nella seconda raccolta «In punta di penna»; ex corsisti che ci scrivono per raccontarci delle prove di traduzione andate bene, di quelle andate male e di quelle finite con rocamboleschi invii di email grazie al wifi dell’autogrill sul tragitto di un trasloco, per rispettare la data di consegna; di nuove occasioni che si aprono, di percorsi quasi mai lineari per arrivare alla prima traduzione, o dell’attesa, ancora, e dei vari tentativi e la tenacia che ci passa di mezzo, della prima occasione. Perché di tenacia ce ne vuole tanta, di fortuna un po’, di studio molto e di pratica e ancora pratica moltissima, e sono tutte cose che deve metterci chi vuole intraprendere questo mestiere, noi da parte nostra continueremo a offrirvi il meglio che possiamo, fra strumenti utili, esperienze da condividere e porte da aprire insieme.

QUI tutti i dettagli sul laboratorio di traduzione

[L’immagine è di Stephen Nielse (Aunty Monkey), da skychariot.com]

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