Un romanzo breve e “sconveniente”: «Sonata a Kreutzer» di Tolstoj

Un romanzo breve e sconveniente: «Sonata a Kreutzer» di Tolstoj

di Luca Leone

“Ma voi ridete! – egli mi gridò – non si tratta affatto di uno scherzo.”

«Sonata a Kreutzer», Lev Tolstoj

Il nome Tolstoj può far paura, ma lo sforzo di leggerlo “a scadenza” con il gruppo di lettura – seppur nella sua forma breve – è stato più che ripagato.
La Sonata a Kreutzer, scritto nel 1889, apparve da subito un racconto scandaloso e non mancò di suscitare forti polemiche e qualche ostruzionismo; la sua pubblicazione, avvenuta due anni dopo, riuscì solo grazie all’interessamento della moglie Sonja e alla sua arguzia nel chiedere l’intercessione dello Zar.

Scritto dopo la conversione al cattolicesimo, avvenuta alla fine degli anni 70, il libro segnò quello che molti critici hanno colto come una netta differenza non solo nei temi e nei toni, ma nella vita stessa dello scrittore, identificando un vero e proprio secondo Tolstoj. Noi cogliamo un intreccio tra le vicende amorose e tragiche dell’uxoricida Pozdnyšev, narrate da uno sconosciuto suo compagno di viaggio, e il travaglio di Tolstoj stesso sul matrimonio, sull’amore, sui rapporti carnali.
Il protagonista, sposato a una bellissima donna, racconta come il proprio matrimonio sia inesorabilmente scivolato nel naturale avvicendarsi di crisi e passioni, fino alla conoscenza di un giovane musicista, personificazione della gelosia; Pozdnyšev, sempre più sospettoso, credendo di cogliere i due nel tradimento, torna all’improvviso da un viaggio e accecato dalla furia, si trasforma nell’assassino che chiude tragicamente il racconto.

Accolto tiepidamente dalla critica dell’epoca, ritenuto sconveniente per gli argomenti trattati e per le nette posizioni assunte, il libro appare da subito contraddittorio: credo perciò sia fondamentale leggere (e bene!) la densa postfazione (attenzione a non comprare un versione senza), nella quale lo stesso autore sente il dovere di spiegare: appare divisa in due parti, una prima, in cui elenca sistematicamente i cinque punti per lui fondamentali per la lettura e la comprensione del testo, e una seconda che costituisce un vero e proprio trattato denso di argomentazioni, più che altro religiose, sulla sua recente conversione.

Scopriamo così che il matrimonio non dovrebbe essere considerato come normale conseguenza della vita, ma scelto e ponderato, non incoraggiato, ma ricercato individualmente, e anzi scoraggiato, attraverso severe pubbliche condanne, qualora volgesse alla “violazione della promessa di fedeltà”. I figli dovranno essere cresciuti ed educati non come animali in previsione di futuri piaceri da dedicare ai genitori, ma preparati a svolgere una vita e un’attività degna di un uomo. E, lungi da quanto avevamo immaginato dalle parole di Pozdnyšev, il vero Tolstoj chiarisce la propria contrarietà al rapporto sessuale a pagamento, all’epoca una sorta di usanza, accettata e incoraggiata in nome di una più elevata necessità indispensabile e salutare.

Il giovane che vuole conquistare gli oggetti del desiderio – maschile – attraverso il matrimonio e le giovani che mirano alla seduzione degli uomini per indurli al matrimonio stesso, tutti, insieme, anelano a quello che è il “lusso che ammanta la nostra vita” che sfocia in un inesorabile ozio degli uomini e spudoratezza della donne. Quanta modernità c’era già all’epoca!
I giudizi trancianti sul matrimonio, che spesso scivolano in vera e propria misoginia, non possono non accarezzare un sentimento innato, anche se sepolto, in molti lettori-uomini. Non so se sia veramente così e chissà, invece, cosa ne pensano le lettrici.
Mi sono trovato così, spesso, a sorridere delle taglienti e perfette parole con cui era attaccata e distrutta quella che è la più sacra delle unioni, trasformata nel rapporto di “due egoisti completamente estranei l’uno all’altra e bramosi soltanto di procurarsi più piacere  possibile.” Mi sono chiesto cosa ne avrebbero pensato i miei compagni di lettura, nell’incontro della settimana successiva, e ancor più, cosa ne avrebbero detto le compagne di classe.

La moderatrice, Elisa Cuter, esordisce chiarendo subito di non essere una letterata, di provenire dal cinema, e inizia a solleticarci, nel naturale imbarazzo iniziale, fino quasi a interrogarci.
Uno dei due motivi che mi avevano attirato nel gruppo di lettura di minimum fax è proprio la possibilità di interagire con persone che presumo non essere professionisti della letteratura, ma semplici amanti profani. In alcune università americane, un punto di forza delle lezioni non è tanto l’insegnante, che si limita a moderare e condurre, quanto gli allievi stessi che, pur nelle loro minori “capacità” letterarie, riescono a influenzarsi e coinvolgere naturalmente, in modo più genuino, i loro pari. Mi trovo così concorde con i più disparati giudizi, anche molto trancianti e differenti gli uni dagli altri, a scoprire punti di vista inusuali, primi tra tutti la modernità e l’attualità del racconto.

E vengo quindi al secondo punto: nel preparare la lezione – ebbene sì, avevo studiato, Casa d’altri è l’occasione anche per questo – avevo letto di otto riscritture e di un inusuale punto di vista del narratore, tutte cose utili per chiunque abbia segrete o palesi velleità di scrittore. E da chi, se non dai maestri, è opportuno cercar di carpire segreti e tecniche?

Benché il tono e, specialmente nella postfazione, anche i contenuti abbiano sempre un carattere sermoneggiante, la potenza narrativa di Tolstoj resta immutata fino alla fine, e regala anche un pizzico di suspense in questo tipo di opera, il romanzo breve, in cui lo scrittore russo rimane un maestro.

La lettura frenetica cui siamo abituati ci porta spesso a privilegiare la quantità tralasciando di indagare ciò che lo meriterebbe, come appunto la lettura di un romanzo breve, considerato minore: lo studio, e l’approfondimento con altre persone, mi hanno portato, per una volta, a scavare un po’ di più e a scoprire significati che spesso sfuggono a una prima veloce lettura.

Luca Leone, commercialista, ahilui vive a Genova, ma appena può va in montagna. Legge sempre e tutto, e i racconti sono la sua passione: quanto può esserci anche in poche pagine!

Casa d’altri è il gruppo di lettura di minimum fax dedicato ai libri pubblicati dalle altre case editrici. Il prossimo appuntamento è mercoledì 23 giugno con Antonio Iovane e il romanzo Il serpente di Luigi Malerba. Qui puoi iscriverti e partecipare.
Qui trovi il diario degli incontri.

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