In & Out: il bello e il brutto nel lavoro di una traduttrice

In & Out: il bello e il brutto nel lavoro di una traduttrice


Che cosa significa fare la traduttrice letteraria? Quali alti e bassi ha il lavoro quotidiano di chi deve ricreare in un’altra lingua la cifra letteraria di autori complessi come Paul Auster, George Saunders e William T. Vollmann?
Ce lo racconta Cristiana Mennella, facendoci sbirciare sulla sua scrivania.

Aiuto! In e out, bello e brutto, gioie e dolori: nel mio caso il bilancio è decisamente positivo.
Parto dalla solitudine, il grande luogo comune che viene tirato sempre in ballo in materia di traduzione. Per me, che ai tempi ho volentieri mollato il lavoro d’ufficio e la fauna che popola certi ambienti, significa innanzitutto libertà. L’impagabile libertà quotidiana di organizzarsi e decidere in autonomia, di fissare le proprie regole, magari anche ignorarle. Sembrerà una prospettiva poco poetica, ma per me vale più di tante immagini alate di questo lavoro. Certo è che, quando si trasforma in isolamento, la solitudine può facilmente diventare sterile e paralizzante.

Il bello è anche la sfida quotidiana. Negli anni mi sono confrontata con gli autori e gli stili più svariati, non è che mi andassero tutti a genio, me ne sono capitati di incomprensibili o che banalmente scrivevano male, ma al fondo c’è sempre stato il piacere della scoperta misto a una certa dose di incoscienza. Solo così sono riuscita e spero di riuscire ancora a tradurre testi che non avrei mai pensato di affrontare. Ma capita di accusare la fatica dello scontro, le armi sembrano spuntate e si anela solo il riposo mentale e fisico.

Insomma ci vuole una bella “pausa di riflessione”, perché la convivenza con un testo ha i suoi alti e bassi. Si parte con una grande curiosità, sempre sorretta dalla passione, ci si impegna a dare e mostrare il meglio di sé, sempre, e nel lungo periodo, visto che per tradurre un libro occorrono mesi. Un tempo che trascorre fra momenti idilliaci alternati a episodi di grande insofferenza. A volte con il testo che stiamo traducendo c’è piena sintonia, altre ci litighiamo. Lo sbatteremmo volentieri al muro, perché non reggiamo più la pressione costante di quello che ci chiede. Il segreto per riconciliarsi, secondo me: solo quello di avere una relazione autentica con questo mestiere.

Cristiana Mennella è tra i docenti del laboratorio di traduzione, in particolare del modulo dedicato alla traduzione letteraria dall’inglese. In foto c’è la sua ariosa scrivania.
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